La Ginecologia

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Contraccettivi e anticoagulanti

Una pregressa trombosi venosa profonda oppure un intervento di cardiochirurgia vascolare oppure ancora una fibrillazione atriale valvolare sono tutte condizioni che richiedono il ricorso, per tempi più o meno prolungati, a terapia anticoagulante. Se il paziente è una donna in età fertile si pone il problema di un’eventuale contraccezione ormonale, con le note e temute interferenze coagulative.

Alcuni ricercatori del WHO hanno pertanto rivisto le pubblicazioni sull’uso dei contraccettivi ormonali in donne sottoposte a terapia anticoagulante e in quelle affette da malattia di von Willebrand. Ne sono scaturite alcune raccomandazioni:

  • i contraccettivi solamente a base di progestinici non aumentano il rischio di tromboembolismi venosi;
  • donne con storie di tromboembolismi ed in terapia anticoagulante non dovrebbero utilizzare estroprogestinici (orali, transcutanei o vaginali)
  • lo IUD a rilascio di levonorgestrel è efficace nelle menorragie associate all’uso di anticoagulanti o causate da difetti della coagulazione;
  • l’inibizione dell’ovulazione mediante medrossiprogesterone acetato (DMPA) è efficace nel prevenire le emorragie da cisti postovulatorie;
  • l’uso di IUD o iniezioni di DMPA sembrano essere sicuri nelle donne in terapia anticoagulante con mantenimento dell’INR tra 2.0 e 3.0

Pare (ma non c’è evidenza chiara) che i contraccettivi ormonali interagiscano in qualche modo con le terapie anticoagulanti, per cui in queste situazioni si rende necessario un monitoraggio più stretto dell’INR.

 

E’ noto che i contraccettivi ormonali – così come la gravidanza – si associano a maggior rischio di tromboembolismi venosi, ed è altrettanto noto che il warfarin e le menorragie abbondanti da cisti postovulatorie si associano a maggiori probabilità di difetti fetali.

Dal momento che il problema contraccettivo è comunque importante, in caso di menorragie abbondanti è opportuno ricorrere allo IUD con levonorgestrel o alle iniezioni di medrossiprogesterone acetato, dal momento che le pillole a base di solo progestinico in queste indicazioni sono meno efficaci. Anche durante la terapia anticoagulante il ricorso al DMPA è consigliabile, mentre non è appropriato l’uso di IUD o minipillole.

In ogni caso, dato che non esiste evidenza che suggerisca un aumento di rischio di tromboembolismi con i contraccettivi ormonali, nel caso di donne che rifiutino lo IUD o il DMPA si può ricorrere alla tradizionale contraccezione ormonale (pillole, anello vaginale, cerotto) con relativa sicurezza. (da Pagine mediche.it)

Bibliografia:

Scritto il 10 settembre, 2010


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